Il Gruppo di Teatro del Liceo di Lugano 2

presenta

 

  

Negli occhi di Cassandra

 

Libero adattamento da Orestea di Eschilo (nella traduzione di Pier Paolo Pasolini) e da Cassandra di Christa Wolf

 

 

 

mercoledì 21 marzo. 

Aula magna del Liceo di Lugano 2

ore 10.45 e ore 14.15

sabato 24 marzo

Beau-Site Théâtre de La Chaux-de-Fonds

Ore 21.00



Interpreti:

CASSANDRA                          Andrea Gibilisco, Virginia Foletti, Jennifer Sartori, Ilaria Gini, Camilla Pellegri

CORO DELLE COEFORE          Amanda Luraschi, Chiara Baffelli, Chiara Canello, Lucia Pelloni

CORO DELLE ERINNI              Celine Kraus, Selina Metzler, Astrid Navarra, Francesca Donato

CORO DEI VECCHI                 Omar Gueye, Simone Mignami, Niklas Knott, Mario Mezler, Nicola Farinelli

AGAMENNONE                       Omar Gueye

CLITEMNESTRA                      Jennifer Barella

LA SENTINELLA                      Simone Mignami

ELETTRA                                Ilaria Crivelli

ORESTE                                 Niklas Knott

PILADE                                  Nicola Farinelli

ENEA                                     Mario Mezler

LA VOCE DI Christa Wolf        Selina Metzler, Francesca Donato

 

Costumi:                     

Andrea Gibilisco

Amanda Luraschi

Astrid Navarra

Chiara Baffelli

Lucia Pelloni 

Virginia Foletti

 

Scenografia:                  

Francesca Donato

Ilaria Crivelli

Ilaria Gini

Jennifer Sartori

Mario Metzler

Selina Metzler

Colonna sonora:            

Camilla Pellegri

Jennifer Barella

Mario Metzler

Tecnica:                        

Fabio Compagno

Federico Dal Maso

Matthias Sanhuesza

Nathan Pirotta

 

 




























"Far avanzare una sottile striscia di futuro dentro
oscuro presente che occupa ogni tempo"

Cassandra di Christa Wolf,

 

Secondo la leggenda, Cassandra, figlia del re di Troia, aveva ricevuto il dono profetico da Apollo che, innamorato di lei, le aveva promesso di insegnarle a indovinare il futuro. Ma la donna, una volta istruita, si sottrasse al dio, che la punì ritirandole non il dono della profezia bensì quello della persuasione. Cassandra fu dunque condannata a essere indovina ispirata ma mai ascoltata: non lo fu quando gridò che il rapimento di Elena avrebbe portato alla disfatta della città di Troia, né quando cercò di persuadere i suoi concittadini a non far entrare il cavallo di legno nelle mura perché pieno di guerrieri armati.

Nell’Agamennone, la prima delle tre tragedie che compongono l'Orestea, Eschilo ce la presenta al seguito del vittorioso re di Argo, che ritorna alla reggia portandola con sé come sua concubina e suo bottino di guerra.

Ad accoglierli, la morte per mano della regina Clitemnestra, che aspettava da anni il rientro del marito per vendicare l’uccisione della figlia Ifiginia, sacrificata da Agamennone per propiziarsi gli dei nella spedizione verso Troia. La morte di Agamennone e di Cassandra chiude la prima tragedia de L’Orestea e costituisce l'antefatto su cui si svilupperanno i due drammi successivi, le Coefore e le Eumenidi.

La profezia di Cassandra, davanti al Coro attonito, occupa quasi l’intero quarto episodio della tragedia e costituisce un nodo centrale: Cassandra rievoca la lunga sanguinosa serie di delitti che si sono consumati nella reggia di Argo, dal macabro banchetto offerto da Atreo a Tieste, al sacrificio di Ifiginia e preannuncia il susseguirsi di tragedie alle quali assisteremo nelle successive scene della trilogia: dalla morte di Agamennone al ritorno di Oreste che vendicherà il padre uccidendo la madre e sarà poi perseguitato dalle Erinni.

Ma la funzione drammaturgica della profezia non basta a giustificare il lungo silenzio che la precede (soprattutto se pensiamo che il teatro greco non contempla la presenza di personaggi muti sulla scena), né l'urlo prorompente con il quale Cassandra lo squarcia: “Ototototói pópoi dà”. Quando irrompe finalmente sulla scena, la voce di Cassandra è una voce che non dice, ma urla, un sillabare strano, contorto e incomprensibile. “Di un interprete avrebbe bisogno” replica il Coro, che tuttavia, quando le parole di Cassandra acquistano un preciso valore semantico e dietro le metafore rivelano l’atrocità di ciò che è accaduto e di ciò che accadrà, non solo si rifiuterà di credere ma persino di ascoltare. “ Taci! Conosciamo le tue virtù di indovina, ma non cerchiamo profeti! Non qui!”

Cassandra ha imparato a vedere a dispetto della volontà degli uomini che ciecamente e ostinatamente si impegnano a recingere, delimitare, censurare, escludere e sopprimere tutto ciò che è altro, inseguendo valori e predisponendo strumenti che inesorabilmente li portano verso l’autodistruzione.  Attraverso lo sguardo di Cassandra vediamo scorrere i segni di un’epoca di violenza e di morte, ma è nei suoi occhi che intuiamo una possibilità diversa dell’essere che ne rispetti la continua cangiante molteplicità e diversità.

Forse non dobbiamo accontentarci dell’epilogo eschileo che assolverà Oreste e lo incoronerà re di una città costruita sulle macerie e il sangue. Forse possiamo con Cassandra continuare ad inseguire “quel minuscolo rigagnolo che, accanto al fiume delle gesta degli eroi, a fatica possa raggiungere la gente più lontana, forse più felice, che un giorno vivrà”.

Orestea

(rappr. nel 458 a.C) trilogia di Eschilo comprendente le tragedie: 

AGAMENNONE. Ilio è caduta e Agamennone fa ritorno alla sua reggia in Argo. Gli si fa incontro la moglie Clitemnestra, che si finge lieta del suo arrivo, ma che è già pronta a vendicare atrocemente la morte della figlia Ifigenia, sacrificata dal marito agli dei alla vigilia della spedizione contro Ilio. Tra i prigionieri è la profetessa Cassandra, figlia del re Priamo: divinando (non creduta dagli astanti) le trame di Clitennestra, entra riluttante nella reggia. Di lì a poco, infatti, con l’aiuto dell’amante Egisto, la regina uccide lei e Agamennone. Il coro, atterrito, ammonisce Clitemnestra a guardarsi dalla vendetta del figlio, Oreste.

COEFORE. Oreste, figlio di Agamennone, è giunto in segreto in Argo insieme all’amico Pilade. Si fa riconoscere, presso la tomba del padre, dalla sorella Elettra, recatasi, insieme alle coefore sue ancelle, a celebrare riti funebri per placare l’ombra di Agamennone. Insieme essi tramano la vendetta contro la madre. Con la complicità delle coefore, Oreste penetra nella reggia travestito e uccide Egisto: poi, dopo averle rivelato la sua vera identità, colpisce Clitemnestra, accorsa alle grida. Compiuto il matricidio, Oreste è colto da orrore; già si sente inseguito dalle Erinni. Decide allora di recarsi al santuario di Apollo in Delfo, per chiedere aiuto al dio.

EUMENIDI. A Delfo, davanti al tempio, Oreste è accerchiato dalle dodici implacabili Erinni, ma gli sono accanto Ermete e Apollo. Addormentatesi le Furie, Apollo consiglia a Oreste di recarsi ad Atene. Ma dall’Ade sorge l’ombra di Clitemnestra a destare le Furie che inseguono Oreste fin sull’Acropoli. Egli supplica Atena, promettendo che Argo sarà alleata di Atene, e le affida il giudizio della contesa fra Oreste e le Erinni a un consesso di saggi (Areopago). Il numero dei voti ottenuto dalle due parti è pari, ma Oreste viene assolto grazie al voto di Atena, venuto ad aggiungersi a quelli a lui favorevoli. La dea persuade le Erinni ad accettare il verdetto: divenute benevole (Eumenidi) vengono accompagnate in corteo nella sede a esse destinata dal popolo ateniese per esservi venerate.

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