Liceo di Lugano 2, 27 giugno 2008



Cerimonia di maturità, il discorso del Direttore




Gentili signore, egregi signori, cari colleghi, cari allievi,

con particolare piacere vi accolgo oggi in questa sala, ben lieto di vedervi numerosi e accompagnati da genitori, parenti, amici. Non è certamente un giorno qualsiasi per tutti voi e lo testimonia questa vostra massiccia presenza, nonostante la scuola e gli esami siano ormai finiti e il pomeriggio sarebbe ufficialmente di vacanza.

Ci siete dunque riusciti, avete raggiunto l’agognato traguardo! A nome della direzione e in particolare a nome dei vostri docenti vi porgo le più sincere congratulazioni per l’obiettivo raggiunto. Complimenti!  

Con la presa in consegna dell’attestato di maturità si chiude un importante capitolo della vostra vita e vi ritrovate nella condizione di dover fare di nuovo una scelta. Non è la prima volta e non sarà certamente nemmeno l’ultima. Se tornate con la memoria alla vostra infanzia vi ricorderete la domanda che di sicuro vi è stata posta più volte “cosa farai da grande?” e le risposte di allora saranno state quelle classiche, forse ingenue, ma dettate dalla beata innocenza: farò il pilota, il cowboy, il dottore, il calciatore e così via….

Sono poi subentrati i lunghi, ma di regola tranquilli, anni della scuola obbligatoria, dove nessuno vi costringeva a operare grandi scelte: l’avete seguita anno per anno senza particolari patemi d’animo. Nel frattempo siete cresciuti, è subentrata anche una certa qual razionalità, qualche sogno si sarà pure infranto e quattro anni fa (per qualcuno magari un po’ di più), alla fine della scuola media, vi siete ritrovati a rispondere alla medesima domanda: “cosa farò da grande?”. Stavolta però eravate di fronte a un importante bivio: optare subito per il mondo del lavoro oppure scegliere la strada più lunga e forse incerta degli studi? Vi siete decisi per la seconda variante, spero per convinzione, ma magari qualcuno anche per esclusione o semplicemente per rimandare di qualche anno una decisione profilata.

Arrivando da noi vi sarete ben presto accorti che il liceo non è tutto rose e fiori, non è una passeggiata, ma richiede impegno, costa fatica, talvolta anche qualche frustrazione e forse qualche lacrima. Tuttavia esiste anche qui il rovescio della medaglia. Credo, e spero, che il liceo abbia potuto darvi molto, in applicazione dell’ordinanza federale sul riconoscimento della maturità, che ci chiede testualmente di fornire agli allievi l’acquisizione di solide conoscenze di base e favorire la formazione di uno spirito d’apertura e di giudizio indipendente, evitando però una formazione specialistica. In altre parole la nostra scuola dovrebbe darvi la capacità di sapervi orientare e ritrovare in questa società sempre più complessa, sempre più multiculturale, sempre più tecnologica.

Ma il liceo non è solo questo: negli anni passati da noi avrete sicuramente anche passato dei bei momenti, conviviali e di collaborazione, avrete conosciuto nuovi compagni e stretto amicizie che, in parte, dureranno una vita intera.  Spero poi che anche qualche docente, al di là della sua apparente severità e dei suoi obblighi certificativi, abbia saputo suscitare in voi la passione per una disciplina o per una materia, che magari prima non prendevate nemmeno in considerazione e che invece ora avrà un’importanza fondamentale per il vostro futuro.

Fra lavoro, gioie e qualche momento difficile siete comunque oggi arrivati al capolinea liceale e se è giusto rivolgere il pensiero a quanto passato e vissuto qui a scuola, è soprattutto tempo di guardare avanti.

Negli ultimi mesi e settimane sono sicuro che ciascuno di voi si è visto confrontato con un grosso quesito, con una domanda che pian piano è ritornata a galla, è venuta alla coscienza e per qualcuno sarà stata o è ancora fonte di tormento. Ma non è in sostanza ancora una volta la solita vecchia domanda? “Cosa farò da grande?” Scusatemi, forse il termine non è più appropriato, grandi ormai lo siete, per lo meno fisicamente e inoltre avete in mano un documento dove per scritto vi certifichiamo che siete pure maturi. Non di meno a questo interrogativo dovete rispondere e stavolta non avete di fronte un bivio, bensì un’intera selva di strade possibili e percorribili.

Non sono certamente in grado di consigliarvi singolarmente in questo importante e delicato momento, ognuno deve valutare e scegliere per se stesso. Mi permetto tuttavia di ricordarvi che qualsivoglia scelta dovrebbe essere presa tenendo conto almeno di due fattori: il cuore e la ragione. Possono essere ponderati in modo differenziato, ma nessuno dei due va mai tralasciato. Una scelta puramente utilitaristica, in assenza di interesse per la materia stessa può condurre a studi pesantissimi, se non impossibili. Vi sarete già resi conto al liceo che le materie non “amate” diventino anche ostiche, vale invece il contrario quando ci si appassiona a una disciplina. Una scelta basata solo sull’entusiasmo può invece portare a problemi di altra natura, che spesso si evidenziano solo più tardi. Due esempi estremi per intenderci. Studiare egittologia è di sicuro molto affascinante, mantenere una famiglia da egittologo può rivelarsi molto duro. Studiare medicina solo perché si prevede di guadagnarci tanto renderà lo studio una tortura e ammesso di riuscirci fornirà uno di quei medici con totale assenza di empatia verso i pazienti.

Cercate quindi di trovare il giusto compromesso, fate quel che più vi convince e portate fino in fondo la vostra scelta con impegno, senza illudervi di poi avere la sistemazione finale in mano. Sono diventato un bravo fisico con ottimi risultati agli esami e magari tanto di dottorato? Benissimo, ma adesso? Mi butto nella ricerca cercando di fare una carriera universitaria? Mi lascio convincere dalle allettanti proposte dell’industria? Oppure scelgo di trasmettere la mia passione e il mio sapere ad altri andando a insegnare in un liceo? Nuovi dilemmi, nuove decisioni da prendere e la consapevolezza sempre più emergente che ciò non finirà mai: la vita appare sempre più come disseminata di una serie infinita di scelte, non si diventa mai grandi del tutto..

Avete comunque la fortuna di vivere in un paese che vi permette questa libertà, questo orientamento tutto personale. Avete anche delle famiglie che vi hanno sostenuto e vi sosterranno nel vostro cammino, spesso a costo di notevoli sacrifici. Questi vanno contraccambiati con un serio e continuo impegno da parte vostra. Il che non significa che ora vi aspettino anni solo duri o terribili. Proprio no. Il tempo degli studi universitari sarà sicuramente uno dei più belli della vostra vita: il confronto con la disciplina preferita, la libertà, l’indipendenza, il nuovo ambiente vanno goduti a piene mani, non dimenticando però mai il corretto equilibrio fra dovere e piacere.

Non mi resta che concludere augurandovi di cuore un buon viaggio sulla via che sceglierete di intraprendere. E se poi “da grandi” avrete ottenuto quelle soddisfazioni che giustamente andate cercando, ripensate un attimo anche ai vostri “vecchi” docenti del liceo, che una spintarella in tal direzione hanno forse contribuito a darvi.

Sentiremo ora un altro intermezzo musicale offerto dal nostro gruppo “musica insieme”, diretto dal prof. Brazzola, passeremo poi alla consegna dei vari premi e dopo un ulteriore brano musicale ci ritroveremo tutti in qua fuori per brindare al vostro successo e congedarvi definitivamente per quel che ormai siete, cioè ex-allievi del LiLu2.

Grazie per l’ascolto, arrivederci e buona fortuna a tutti.

Jürg Nigsch, direttore

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